giovedì 5 marzo 2026

In fondo al pozzo

La mattina del 5 marzo 2016, in un alloggio in provincia di Roma, precisamente in via Igino Giordani al numero civico 2, si consuma uno dei delitti più sadici degli ultimi tempi che ancora oggi lascia senza risposta. Due trentenni, Manuel Foffo e Marco Prato, a seguito di giorni passati chiusi in casa a consumare alcol e sostanze stupefacenti decidono che, parole di Foffo: "Volevamo uccidere qualcuno, volevamo uccidere per vedere l'effetto che fa". E dopo ore passate a cercare la vittima perfetta, ecco che la trovano. Si chiama Luca Varani, ventitreenne apprendista meccanico, che con una scusa viene attirato nell'alloggio per poi essere torturato e seviziato per ore, preso a martellate e coltellate fino al decesso. 

Ma la ferocia dei carnefici non basta per dare una risposta alla prima domanda che chiunque si pone: perché? Perché uccidere con così tanta violenza? 

Nicola Lagioia ha dedicato quattro anni a questa storia così tortuosa e travolgente, ricostruendo con estrema scrupolosità i fatti, nel tentativo di dare un senso a un delitto così efferato, e proprio da questo suo lavoro nasce il romanzo La città dei vivi. Lagioia non si limita a fare il cronista: conduce a riflettere sul libero arbitrio con una visione aperta e il grandissimo dono del non giudizio, scava sotto la superficie dei verbali giudiziari per capire dove la noia si trasforma in ferocia, dove la libertà e la passione morbosa si mescolano e l'ordinario scivola nell'abisso del male.

Ma cosa separa noi da loro? Cosa distingue un assassino da una persona comune?

Il dilemma, ben messo in evidenza nel romanzo, è proprio questo: quando siamo prede, e quando predatori? L'etichetta rassicurante di mostro che attribuiamo a personaggi di questo tipo come forma di rassicurazione verso noi stessi per convincerci che siamo lontani dal loro mondo, viene gradualmente smontata nel corso della narrazione per far spazio sempre più all'idea che, di fatto, chiunque potrebbe un giorno rivestire i panni dell'aguzzino nonostante abbia sempre indossato quelli dell'innocente. Perché Prato e Foffo, figli della Roma bene, con ampie possibilità di costruire il loro futuro come meglio potevano, sono finiti con il cannibalizzare l'esistenza di un ragazzo che al contrario lottava ai margini. La vittima non è stata scelta per vendetta o per un motivo preciso, ma per la sua estrema disponibilità al sacrificio, per quella fragilità economica che lo ha reso più predisposto a cadere in una trappola mortale. Ma soprattutto, per noia. È uno scontro mortale tra due mondi inconciliabili: da una parte il privilegio annoiato, tossico e autoreferenziale dei due, dall'altra la vulnerabilità di Luca, il ragazzo di periferia che cercava solo un modo per sbarcare il lunario. Sullo sfondo di una Roma eterna, divina e in rovina, in cui inquadrare il caso, si sviscera l'essenza più intima dell'uomo attraverso il filtro di un fatto di cronaca atroce ed inspiegabile. Scrive Lagioia: "Era il fondo del pozzo e risalire impetuoso verso chi si sporgeva per guardarci dentro". Lui ha scelto di sporgersi, di scavare, di non negare l'orrore. Il monito è costante: non mostri ma esseri umani, buoni o cattivi, spesso fragili o piegati dal peso delle frustrazioni che tutti ci trasciniamo dietro. 

"Tutti temiamo di vestire i panni della vittima. Ma quale ostacolo emotivo dobbiamo superare per immaginare di poter essere noi, un giorno, a vestire i panni del carnefice?"

In memoria di Luca

                                                                                                                                          Lisa Scassa, III B

giovedì 26 febbraio 2026

La montagna come luogo sacro






La montagna non è solo un luogo geografico ma, dal nostro punto di vista, un vero e proprio tempio che dovrebbe condurci verso atteggiamenti caratterizzati dall'ascolto, dal silenzio, dal rispetto e dall'osservazione; quindi l'atteggiamento che teniamo con quello che definiamo sacro. L'ascolto e il silenzio non sono intesi come un'assenza ma invitano a porre l'attenzione sull'imponente presenza della montagna. Questo silenzio ci guida in uno stato di meditazione e fa provare una sensazione di pace ed equilibrio del corpo e dei sensi. La montagna però può essere anche pericolosa e perciò, chi l'affronta con rispetto e attenzione, non solo impara una lezione di vita ma riesce a godersi al meglio questi magnifici luoghi. Quindi, per concludere, vorremmo dirvi che la montagna non è un posto da conquistare, deturpare e violare ma è un luogo da rispettare e che per noi deve essere un maestro, uno spunto di riflessione e soprattutto uno luogo dove andare per sentirsi bene. 

                                                                                                             Federico Rubino e Davide Fraquelli

lunedì 23 febbraio 2026

Partnership Licei Asti - Poznan

Si è recentemente conclusa la proficua esperienza di partnership tra Italia e Polonia, con i docenti e gli studenti del Liceo scientifico F. Vercelli di Asti, coinvolti nel progetto Erasmus+ di cooperazione educativa, “Natural Acquiring Opportunity through technology towards personal development, well-being leading to improvements, transformation and change” (per promuovere l’insegnamento tecnico-scientifico, in particolare delle discipline STEM, attraverso un approccio pratico e inclusivo, orientato con grande attenzione allo sviluppo personale e al benessere). 

Dieci ragazzi, dell’ultimo e del penultimo anno del nostro Liceo hanno passato una settimana a Poznan, ospiti del liceo partner del progetto, il Liceum Ogólnokształcące W Poznaniu, accolti dai loro coetanei per tessere un proficuo dialogo che mira a durate nel tempo e che sfrutta a proprio vantaggio l’asimmetria dei contesti educativi (il liceo polacco è orientato verso gli studi umanistici, con sbocchi futuri pensati in quell’ambito, dalla psicologia alla sociologia, fino alle scienze dell’educazione, mentre gli studenti del nostro liceo frequentano l’indirizzo di Scienze Applicate, e si muovono per le prospettive professionali future in ambito STEM) per promuovere il confronto critico tra diversi modelli di formazione, valorizzando l’incontro tra sensibilità umanistica e competenze scientifiche.

Al centro del progetto vi è l’utilizzo dei robot umanoidi NAO, il braccio robotico Arduino e il piccolo veicolo costruito dai ragazzi, come strumenti didattici innovativi per sviluppare competenze in programmazione, matematica, ingegneria e lingua inglese, attraverso attività laboratoriali e di task-based learning. Gli studenti del Vercelli, infatti, hanno portato in trasferta uno dei NAO del Liceo e ne hanno mostrato l’ottima potenzialità in ottica formativa ed educativa. Attraverso la metodologia di programmazione accessibile e flessibile sulla programmazione Python, l’applicazione pratica delle lezioni teoriche può ridurre le barriere all’accesso alle competenze STEM, rafforzare quelle digitali e sociali e supportare discenti e docenti nell’integrazione delle nuove tecnologie nella didattica quotidiana. Il progetto si raccorda appieno con gli obiettivi dell’Agenda 2030, promuovendo un’educazione di qualità, pensata come accesso alla cittadinanza europea: il NAO programmato dai nostri studenti è la prova di come la robotica possa diventare un alleato fondamentale per l’innovazione e lo sviluppo personale di tutti gli attori del processo educativo.

Da parte del liceo polacco, poi, una particolare attenzione è stata rivolta al benessere degli studenti, integrando pratiche di mindfulness, gestione dello stress e apprendimento cooperativo, per migliorare il clima di classe e favorire la partecipazione attiva.

Le attività si sono concentrate tra martedì 27 e venerdì 30 gennaio, giorno della toccante cerimonia di congedo e di consegna degli attestati di partecipazione, con un fitto programma di attività didattica e di socializzazione, ospitate in mattinata nei locali del liceo Ogólnokształcące, mentre il pomeriggio era stato pensato per approfondire la conoscenza artistica e storica di Poznan. La didattica ha toccato diverse dimensioni del percorso scolastico, dopo un divertente momento per rompere il ghiaccio: i ragazzi hanno presentato i rispettivi istituti, hanno condiviso lezioni di yoga e balli tradizionali polacchi, pratiche di condivisione delle istanze stressogene e il confronto dialettico con un pubblico di pari (con l’allestimento di un dibattito in stile oxoniense).

Nei pomeriggi “liberi” da lezione, la comitiva astigiana ha conosciuto l’offerta culturale della città, con una guida molto speciale per la storia di Poznan, una delle capitali dello spirito nazionale polacco e città dalla forte e identitaria fede cattolica; anche grazie a un curioso approfondimento sul dolce simbolo della città, che ha addirittura un museo dedicato (visitato dal gruppo del Vercelli), il Rogal Świętomarciński, cornetto di San Martino, dalla cui rocambolesca origine si possono imparare nozioni di storia gastronomica, storia sociale e storia linguistica. Una menzione particolare merita il Centro Enigma, un laboratorio museo interattivo che porta il nome della più famosa macchina per criptare i messaggio militari della storia recente. Storia e spie, trucchi e chiavi da scoprire sono state le cifre essenziali di questa visita che ha interessato e coinvolto tutti, dai ragazzi ai professori stessi.

Il sabato, primo giorno libero dalle lezioni, è stato interamente occupato dalla visita alla “Venezia Polacca”, Breslavia, città vivace di palazzi colorati e chiese austere, invase da quasi 600 piccoli gnomi di bronzo sparsi per le vie e le piazze, vanto locale e divertente intrattenimento per i turisti.

 L’accoglienza di professori e studenti è stata calorosa e spontanea come lo è stata la facilità di socializzazione dei ragazzi, a riprova che questa generazione, spesso bollata superficialmente come dedita a immergersi nello schermo di uno smartphone, riservi risorse inaspettate a chi non guarda con attenzione a quello che sta succedendo. Il nostro Liceo ricambierà la gentilissima accoglienza l’anno prossimo, a Marzo.


                                                 Prof. Davide Cavagnero

 


martedì 10 febbraio 2026

LETTERA AL BULLO

Ascoltaci ti prego,
non farti travolgere dal tuo ego;
io non ho paura
della tua parte oscura,
perché tu sei più di quello che dimostri,
dei tuoi demoni interiori e dei tuoi mostri.
Tormentare i deboli ma a che vantaggio...
non è mica un segno di coraggio!
Ma ti rendi conto dei danni che rechi alle vittime?   
Non solo alle persone, ma anche alle anime.
Dietro lo schermo ti senti un leone,
ma nella realtà sei soltanto un fifone.
Mi rubi la merenda, 
ma a chi posso raccontare questa faccenda?
Ai genitori? Ai professori?
Come spiego agli altri di questi orrori?!
Torno a casa piangendo, 
ripensando a ciò che mi sta succedendo.
Non ti guardo mai negli occhi, ho paura...
ma dovessi farlo, sarebbe dura.
Mi tratti con violenza e disprezzo,
se vuoi ti do io un abbraccio, ti accarezzo.
Raccontami di quello che hai passato, 
bello o brutto ti ha cambiato;
non tenerti tutto dentro, io ti ascolto...
cosa si nasconde dietro quel falso volto?
Fai tanto il duro,
ma lo vedo che sei insicuro.
Mettiti nei miei panni, per favore,
pensi che sia finto il mio terrore?
Guardami in faccia, vedi i miei lividi?
Solo a specchiarmi mi vengono i brividi.
Scava nel profondo della tua rabbia,
racimola ogni granello di sabbia.
Cambia e ne vedrai i frutti,
fallo per me, fallo per te, fallo per tutti!
                                                                                     Alice Cutaia & Ilaria Sardi  III B

lunedì 9 febbraio 2026

LETTERA ALLA VITTIMA

Spostati, devo passare.
Non hai ancora capito che mi devi rispettare?
Io su di te ho pieno potere,
quindi alzati e fammi sedere!
Pensa che sfigato,
ogni volta che arrivo sei terrorizzato.
Mi fai pena, ma vorrei raderti al suolo,
perché ormai il bullo é diventato il mio ruolo.
Ti faccio piangere, mi dispiace,
ma in me ogni emozione tace.
Provo felicità nel rovinarti la vita,
ma una parte di me si sente tradita. 
Tu non lo sai, ma ora mi confesso:
anche io ero insicuro di me stesso.
Ero brutto e mi prendevano in giro,
ora ho la mia rivincita e un po' mi ammiro.
Mi vergogno di quello che faccio,
ogni giorno riduco qualcuno uno straccio.
Perché non ti ribelli?
Alzati, picchiami, tirami i capelli!
Perché non reagisci, 
che ti importa se per una volta mi ferisci?
I miei genitori ancora non lo sanno
che per molti rappresento un danno.
Nessuno mi ha mai considerato,
i miei amici neanche sanno quando sono nato.
Nei tuoi occhi mi rivedo,
allora sono pronto, cedo?
Provo a cambiare, ti giuro,
ma di accettarmi non te lo assicuro.
Sarà difficile, me lo sento,
ma non voglio più essere causa del tuo lamento.
Oggi, più che mai,     
mi piace l'idea di cambiare, sai?       
Ma per uscire dalla mia bolla blu,
ho bisogno che ci sia tu.   
 
  
                                                                                        Alice Cutaia & Ilaria Sardi  III B
               
                                              

lunedì 2 febbraio 2026

José Saramago - Cecità


                  

 

Cosa succede quando una società smette di raccontare bugie a sé stessa? 

José Saramago ha provato a rispondere a questo interrogativo con un enorme lavoro di introspezione dell’animo umano, culminato con la pubblicazione di una delle sue opere più importanti: Cecità.

Un’intera popolazione sta divenendo cieca, cieca di una cecità diversa dalla solita perchè bianca, ma mentre questa epidemia dilagante affligge chiunque, una donna continua a vedere.

L’elemento caratterizzante dell’opera è proprio questo: lo studio della realtà, filtrata dagli occhi dell’unica superstite, che si trasforma ben presto in un ritratto tremendamente crudo e allo stesso tempo realistico di quello che succede quando a dominare è l’istinto primordiale dell’uomo. Privati della vista, gli uomini si spogliano anche dei loro costumi, della vergogna e di quelle maschere utili in una società governata dalla razionalità e non dalla natura, lasciando che sia l’orrore a prendere il sopravvento. Quando le persone capiscono di non essere viste e tantomeno protette, fuoriesce il loro vero carattere e danno spettacolo delle peggiori brutalità di cui sono capaci, dallo stupro alla carneficina. Chi è già aggressivo o cinico trova spazio e sostituisce la legge con la forza fisica; la dignità si consuma fino a far sentire le persone come degli esseri inanimati; il linguaggio stesso si limita a comandi o richieste e crolla quella collettività rassicurante per far spazio al disperato bisogno di sopravvivenza di ognuno. Una dinamica arcaica, eppure molto simile a quella delle società moderne quando entrano in crisi, con le stesse logiche di esclusione, sfruttamento e indifferenza che regolano il nostro mondo. La morale, senza uno sguardo autentico sull’altro, è solo una convenzione sociale pronta a dissolversi.

E in tutto questo l’unica persona che è in grado di vedere quel declino è una donna completamente sola che si porta addosso il peso invisibile della responsabilità e che, nonostante tutte quelle atrocità, sceglie di guardare fino in fondo, di provare pena e di aiutare quel mondo disorientato che si sta disfacendo da solo. Vedere non significa poter cambiare le cose, ma solo assistere alla verità. Il suo sguardo infatti è per lei una condanna: è obbligata a vedere, e deve comunque continuare a vivere dentro tutto questo. È il perfetto ritratto di una coscienza lucida in una società che preferisce non sapere.

Ciò che si evince è che la cecità non crea il male, gli permette semplicemente di mostrarsi senza freni per la prima volta.

Non diventiamo disumani perché ciechi: diventiamo ciechi perché siamo già disumani, ma non vogliamo ammetterlo.

                                                                                                                                         Lisa Scassa, III B




La Trilogia di "Crysis Remastered"


Introduzione

La trilogia di "Crysis Remastered" comprende tre giochi sparatutto vissuti in prima persona.

I giochi sono disponibili per le seguenti piattaforme: PC, PlayStation 4 e 5, Xbox, Nintendo Switch.

Trama di "Crysis 1 Remastered"

In "Crysis 1 Remastered" il giocatore interpreta Nomad, un membro del Raptor Team, che ha il compito di salvare degli ostaggi americani che si trovano nell' isola di Linghshan nelle Filippine. La particolarità del team protagonista consiste nel fatto che i suoi membri possiedono un'avanzata nanotuta, capace di due poteri: la corazza e l'occultamento.  Durante la missione però, Nomad e il suo team si ritroveranno ad affrontare una razza aliena particolarmente avanzata tecnologicamente: i Ceph.






Trama di "Crysis 2 Remastered"

"Crysis 2 Remastered" è ambientato a New York, la città è invasa dagli alieni Ceph e dal Virus Manhattan da loro portato. Il giocatore interpreta Alcatraz, un Marine Force Recon che, gravemente ferito, viene salvato da Prophet, il leader dell'ex Raptor Team. Prophet darà la sua nanotuta 2.0 ad Alcatraz, che sarà indispensabile per combattere contro i Ceph e i CELL, un'organizzazione paramilitare sotto il comando del governo.







Trama di "Crysis 3 Remastered"

In "Crysis 3 Remastered" il giocatore interpreta i panni di Prophet che Psycho, un membro dell'ex Raptor Team, libera dalla CELL Corporation. Prophet torna a New York, ormai abbandonata, trasformata in una giungla e sotto il controllo della CELL. Il compito di Prophet, questa volta, sarà quello di cercare la verità sulla CELL Corporation e continuare la caccia ai Ceph, in particolare all'Alpha Ceph, il quale si scoprirà essere strettamente collegato alla nanotuta del protagonista e la sua distruzione potrebbe significare la salvezza dell'umanità.








Recensione Personale

La trilogia di "Crysis Remastered" è una delle serie più belle a cui abbia mai giocato. Ciò che valorizza maggiormente il gioco è sicuramente la grafica, oltre alle modalità di gameplay, anch'esse molto interessanti e intrattenenti. Inoltre, il gioco riesce a dare libertà al giocatore facendogli scegliere quale tipologia di approccio adottare nelle diverse situazioni: si può scegliere di combattere in modo più movimentato, buttandosi nella mischia, oppure affrontare i nemici impiegando tecniche più furtive. Il gioco è abbastanza esplorabile e consente di trovare diversi documenti e oggetti collezionabili per comprendere meglio la storia su cui è basato.

Crysis Remastered ambientazione e combattimenti (video prodotto personalmente, Nintendo Switch)


                                                                                                                                       Valentina Agagliate

"Karma: The Dark World" e il romanzo "1984"


Trama

"Karma: The Dark World" è un videogioco horror fantascientifico ambientato in Germania nel 1984. Il giocatore riveste i panni di Daniel McGovern che lavora come Mentalista per la Leviathan Corporation, una compagnia che controlla la popolazione, cercando di manipolarne i pensieri. Il suo compito è quello di infiltrarsi all'interno delle menti di sospettati criminali e indagare i loro ricordi. In particolare il nostro compito sarà quello di svolgere indagini su un furto all'istituto di ricerca Winston anche se, durante il nostro lavoro, ci imbatteremo in oscuri e misteriosi ricordi riguardanti l'infanzia del protagonista.

Il gioco è disponibile per le seguenti piattaforme: PC, PlayStation 5, Xbox.



Recensione Personale

Il gioco dispone di una trama molto intricata, ma intrattenente. L'aspetto più affascinante è l'ambientazione: cupa e disturbante, presenta molte citazioni del romanzo a cui la storia è ispirata: "1984" di George Orwell (e non solo). Il gioco riesce a coinvolgere il giocatore e farlo immedesimare molto bene nella storia.  Inoltre, dispone di finali multipli, volutamente ambigui ed enigmatici.







Relazione con il romanzo "1984" di George Orwell

La principale relazione tra "Karma: The Dark World" e il romanzo "1984" è il contesto in cui entrambi vengono ambientati: una società abitata da una popolazione controllata e manipolata dal suo stesso governo. Inoltre, in entrambi, il protagonista lavora per questo governo e ne subisce i danni: da un lato Winston Smith (protagonista di "1984") lavora come impiegato nel Ministero della Verità ed è soggetto alle rigide restrizioni imposte dalla stessa società per cui lavora; dall'altro, Daniel McGovern (protagonista di "Karma: The Dark World") lavora come Mentalista e, durante lo svolgimento del suo lavoro, scopre quanto dannosa possa essere la società a cui è sottomessa l'intera popolazione.


Copertina romanzo "1984" in "Karma: The Dark World"



Copertina "1984"


            
                                                                                                                                       Valentina Agagliate

Musica rap: il genere più amato tra i giovani

Molte persone oggi ascoltano musica rap, uno dei generi più diffusi tra i giovani, ma non tutti conoscono le origini di questo genere musicale. Il rap è nato nei quartieri più difficili delle grandi città americane agli inizi degli anni ‘80, ed è stato fin dall’inizio uno strumento per raccontare pensieri, ingiustizie e disagi sociali. I primi artisti conquistarono il pubblico con testi crudi, diretti e provocatori che cantavano su un ritmo continuo (il cosiddetto beat). 

Da tempo ormai il rap si è diviso in rap commerciale e conscious hip hop. Il rap commerciale ha come scopo gli ascolti e la vendita di dischi alle masse, che sono per lo più composte da noi giovani. I testi commerciali sono molto semplici con ritornelli orecchiabili e spesso trattano temi come fama e ricchezza. Tutti conosciamo e ascoltiamo artisti come Fedez, Lil Wayne o Snoop Dogg che hanno iniziato la loro carriera basando i loro testi su delle tematiche sociali importanti, come la povertà e le difficoltà della vita di strada, ma che poi hanno prodotto puri testi commerciali che mirano agli ascolti senza mai più scrivere dei veri brani. Il rap conscious, invece, affronta temi come razzismo, disuguaglianze, problemi sociali e identità personale, cercando di far riflettere l’ascoltatore oltre che intrattenerlo. Alcuni artisti più famosi come Kendrick Lamar o J. Cole sono tra i pochi che continuano a conservare lo spirito originario di questo genere e lo esaltano nelle loro opere, senza farsi distrarre dalla fama.

Quindi, perché ascoltare del semplicissimo rap commerciale? Questo genere viene consumato alle feste, in palestra o mentre si scrollano i social, molti non si concentrano più di tanto sul testo perché usano questa musica per staccare la mente dal mondo che li circonda. Ascoltare conscious hip hop richiede invece un po’ di attenzione, perché ci aiuta a riflettere su argomenti delicati e in alcuni casi guida le persone verso delle risposte. 

Ritengo sia molto importante distinguere questi due "prodotti" e soprattutto inviterei chiunque ad ascoltare un qualsiasi testo che contenga un vero messaggio, perché potreste rifletterci e magari rivedervi nelle storie raccontate.

Carissimi lettori, vi lascio in allegato un link tramite cui potete ascoltare una delle canzoni di Kendrick Lamar, ''The blacker the berry'' uscita nel 2015. Il titolo è probabilmente ispirato ad un romanzo di Wallace Thruman che tratta il tema del razzismo, come il pezzo stesso.




                                                                                                                                Gaia Messina

venerdì 30 gennaio 2026

Questo ucciderà quello, il libro ucciderà l'edificio

Ad un certo punto di Notre-Dame de Paris (romanzo di Hugo ambientato nella Parigi basso-medioevale) troviamo scritta questa enigmatica frase. A pronunciarla è il cattivissimo Don Claude, arcidiacono della maestosa Notre-Dame. Durante una discussione col medico personale di Luigi XI, Don Claude sentenzia ciò, guardando prima un libro stampato e poi la sua bella cattedrale (e lasciando attonito l'interlocutore). 

Hugo ci dà due possibili interpretazioni alla strana esclamazione del malinconico antagonista: la prima è quella più banale, e si riferisce al terrore del sacerdozio davanti all'innovazione della stampa. In poche parole la frase si traduce con “l'intelligenza umana soppianterà la fede, la stampa ucciderà la chiesa”. La seconda interpretazione che ci viene fornita è quella più complessa, e su cui si sofferma Hugo.

La tesi è che una nuova forma di espressione da quel momento avrebbe sorretto il pensiero umano, dunque “un'arte ne detronizzerà un'altra, la stampa distruggerà l'architettura”.

Quando il bagaglio umano divenne troppo pesante per essere trasmesso solo tramite la volatile parola, questo si trascrisse in monumento. Dapprima vi fu un alfabeto, che spuntò similmente in varie zone civilizzate, dove le lettere corrispondevano a pietre erette. Poi furono parole, quando varie pietre vennero sovrapposte, e se ne ha un esempio nel dolmen o nel tumulo etrusco. Poi nacquero frasi, tra le quali il Karnac di Luxor. Vennero infine i libri. “Il pilastro che è una lettera, l'arcata che è una sillaba, la piramide che è una parola, mossi da una legge che è insieme geometrica e poetica, si raggruppavano, si combinavano, si fondevano”. Ecco che sorsero il Ramseion egizio e il Tempio di Salomone.

Grazie a questi libri di pietra scopriamo una ciclicità nel pensiero umano: ogni civiltà comincia con la teocrazia e finisce con la democrazia.

All'inizio del Medioevo il cupo stile romanico rappresentava un inno al dogmatismo e all'autorità del prete, senza spazio per l'uomo. Poi il movimento popolare delle crociate portò un respiro di libertà in Europa, facendo fiorire la signoria sotto il sacerdozio. L'emblema di questa guadagnata libertà fu l'ogiva. La cattedrale scivolò dalle mani del prete a quelle dell'artista, dunque del popolo.

Col pretesto di creare monumenti a Dio il popolo creò dell'arte per rappresentare sé stesso, e in maniera mutabile, senza essere intimorito dal progresso, ma anzi facendosene carico.

E l'architettura era l'arte principale, in quanto unica arte libera di esprimere i propri valori.



Portale della cattedrale di Bourges


Il fenomeno di un'architettura del popolo che succede a una di casta si riproduce svariate volte nella storia: dall'architettura indù a quella fenicia, dall'architettura egiziana a quella greca.

Nel quindicesimo secolo tutto cambia.

La parola non si trova più scritta unicamente in manoscritti, facilmente bruciabili, ora il pensiero è inafferrabile grazie alla stampa. Più durevole e resistente dell'architettura, e di più facile creazione. Sono sufficienti carta e inchiostro. Dal sedicesimo secolo la malattia dell'architettura è visibile. 

Ma come si spiega allora il Rinascimento? Un sole al tramonto che scambiamo per aurora. Un ammasso ibrido di frasi e parole precedenti, arrangiate in maniera geniale, nonché stupefacente.

Michelangelo percepiva l'architettura morire, così gli diede un'ultima originale espressione con San Pietro a Roma.  Da quel momento in poi si fanno copie su copie della San Pietro in tutta Europa.

E poi la forma architettonica si cancella per far risaltare quella geometrica. Perché gli artisti sono concentrati sulle altre arti, e l'architettura è stata lasciata in mano ai geometri. Che rendono gli edifici poliedri, non più rappresentazione di idee.

Ora mi sorge spontanea una riflessione. Se il libro ha ucciso l'edificio, qualcosa può uccidere il libro? O forse qualcosa ha già ucciso il libro? La musica, dallo scorso secolo, non è forse diventata lo strumento per la diffusione di idee più immediata, e con la maggiore visibilità?

    

                                                                                                                                                Filippo Porta

In fondo al pozzo

La mattina del 5 marzo 2016, in un alloggio in provincia di Roma, precisamente in via Igino Giordani al numero civico 2, si consuma uno dei ...