lunedì 2 febbraio 2026

José Saramago - Cecità


                  

 

Cosa succede quando una società smette di raccontare bugie a sé stessa? 

José Saramago ha provato a rispondere a questo interrogativo con un enorme lavoro di introspezione dell’animo umano, culminato con la pubblicazione di una delle sue opere più importanti: Cecità.

Un’intera popolazione sta divenendo cieca, cieca di una cecità diversa dalla solita perchè bianca, ma mentre questa epidemia dilagante affligge chiunque, una donna continua a vedere.

L’elemento caratterizzante dell’opera è proprio questo: lo studio della realtà, filtrata dagli occhi dell’unica superstite, che si trasforma ben presto in un ritratto tremendamente crudo e allo stesso tempo realistico di quello che succede quando a dominare è l’istinto primordiale dell’uomo. Privati della vista, gli uomini si spogliano anche dei loro costumi, della vergogna e di quelle maschere utili in una società governata dalla razionalità e non dalla natura, lasciando che sia l’orrore a prendere il sopravvento. Quando le persone capiscono di non essere viste e tantomeno protette, fuoriesce il loro vero carattere e danno spettacolo delle peggiori brutalità di cui sono capaci, dallo stupro alla carneficina. Chi è già aggressivo o cinico trova spazio e sostituisce la legge con la forza fisica; la dignità si consuma fino a far sentire le persone come degli esseri inanimati; il linguaggio stesso si limita a comandi o richieste e crolla quella collettività rassicurante per far spazio al disperato bisogno di sopravvivenza di ognuno. Una dinamica arcaica, eppure molto simile a quella delle società moderne quando entrano in crisi, con le stesse logiche di esclusione, sfruttamento e indifferenza che regolano il nostro mondo. La morale, senza uno sguardo autentico sull’altro, è solo una convenzione sociale pronta a dissolversi.

E in tutto questo l’unica persona che è in grado di vedere quel declino è una donna completamente sola che si porta addosso il peso invisibile della responsabilità e che, nonostante tutte quelle atrocità, sceglie di guardare fino in fondo, di provare pena e di aiutare quel mondo disorientato che si sta disfacendo da solo. Vedere non significa poter cambiare le cose, ma solo assistere alla verità. Il suo sguardo infatti è per lei una condanna: è obbligata a vedere, e deve comunque continuare a vivere dentro tutto questo. È il perfetto ritratto di una coscienza lucida in una società che preferisce non sapere.

Ciò che si evince è che la cecità non crea il male, gli permette semplicemente di mostrarsi senza freni per la prima volta.

Non diventiamo disumani perché ciechi: diventiamo ciechi perché siamo già disumani, ma non vogliamo ammetterlo.

                                                                                                                                         Lisa Scassa, III B




La Trilogia di "Crysis Remastered"


Introduzione

La trilogia di "Crysis Remastered" comprende tre giochi sparatutto vissuti in prima persona.

I giochi sono disponibili per le seguenti piattaforme: PC, PlayStation 4 e 5, Xbox, Nintendo Switch.

Trama di "Crysis 1 Remastered"

In "Crysis 1 Remastered" il giocatore interpreta Nomad, un membro del Raptor Team, che ha il compito di salvare degli ostaggi americani che si trovano nell' isola di Linghshan nelle Filippine. La particolarità del team protagonista consiste nel fatto che i suoi membri possiedono un'avanzata nanotuta, capace di due poteri: la corazza e l'occultamento.  Durante la missione però, Nomad e il suo team si ritroveranno ad affrontare una razza aliena particolarmente avanzata tecnologicamente: i Ceph.






Trama di "Crysis 2 Remastered"

"Crysis 2 Remastered" è ambientato a New York, la città è invasa dagli alieni Ceph e dal Virus Manhattan da loro portato. Il giocatore interpreta Alcatraz, un Marine Force Recon che, gravemente ferito, viene salvato da Prophet, il leader dell'ex Raptor Team. Prophet darà la sua nanotuta 2.0 ad Alcatraz, che sarà indispensabile per combattere contro i Ceph e i CELL, un'organizzazione paramilitare sotto il comando del governo.







Trama di "Crysis 3 Remastered"

In "Crysis 3 Remastered" il giocatore interpreta i panni di Prophet che Psycho, un membro dell'ex Raptor Team, libera dalla CELL Corporation. Prophet torna a New York, ormai abbandonata, trasformata in una giungla e sotto il controllo della CELL. Il compito di Prophet, questa volta, sarà quello di cercare la verità sulla CELL Corporation e continuare la caccia ai Ceph, in particolare all'Alpha Ceph, il quale si scoprirà essere strettamente collegato alla nanotuta del protagonista e la sua distruzione potrebbe significare la salvezza dell'umanità.








Recensione Personale

La trilogia di "Crysis Remastered" è una delle serie più belle a cui abbia mai giocato. Ciò che valorizza maggiormente il gioco è sicuramente la grafica, oltre alle modalità di gameplay, anch'esse molto interessanti e intrattenenti. Inoltre, il gioco riesce a dare libertà al giocatore facendogli scegliere quale tipologia di approccio adottare nelle diverse situazioni: si può scegliere di combattere in modo più movimentato, buttandosi nella mischia, oppure affrontare i nemici impiegando tecniche più furtive. Il gioco è abbastanza esplorabile e consente di trovare diversi documenti e oggetti collezionabili per comprendere meglio la storia su cui è basato.

Crysis Remastered ambientazione e combattimenti (video prodotto personalmente, Nintendo Switch)


                                                                                                                                       Valentina Agagliate

"Karma: The Dark World" e il romanzo "1984"


Trama

"Karma: The Dark World" è un videogioco horror fantascientifico ambientato in Germania nel 1984. Il giocatore riveste i panni di Daniel McGovern che lavora come Mentalista per la Leviathan Corporation, una compagnia che controlla la popolazione, cercando di manipolarne i pensieri. Il suo compito è quello di infiltrarsi all'interno delle menti di sospettati criminali e indagare i loro ricordi. In particolare il nostro compito sarà quello di svolgere indagini su un furto all'istituto di ricerca Winston anche se, durante il nostro lavoro, ci imbatteremo in oscuri e misteriosi ricordi riguardanti l'infanzia del protagonista.

Il gioco è disponibile per le seguenti piattaforme: PC, PlayStation 5, Xbox.



Recensione Personale

Il gioco dispone di una trama molto intricata, ma intrattenente. L'aspetto più affascinante è l'ambientazione: cupa e disturbante, presenta molte citazioni del romanzo a cui la storia è ispirata: "1984" di George Orwell (e non solo). Il gioco riesce a coinvolgere il giocatore e farlo immedesimare molto bene nella storia.  Inoltre, dispone di finali multipli, volutamente ambigui ed enigmatici.







Relazione con il romanzo "1984" di George Orwell

La principale relazione tra "Karma: The Dark World" e il romanzo "1984" è il contesto in cui entrambi vengono ambientati: una società abitata da una popolazione controllata e manipolata dal suo stesso governo. Inoltre, in entrambi, il protagonista lavora per questo governo e ne subisce i danni: da un lato Winston Smith (protagonista di "1984") lavora come impiegato nel Ministero della Verità ed è soggetto alle rigide restrizioni imposte dalla stessa società per cui lavora; dall'altro, Daniel McGovern (protagonista di "Karma: The Dark World") lavora come Mentalista e, durante lo svolgimento del suo lavoro, scopre quanto dannosa possa essere la società a cui è sottomessa l'intera popolazione.


Copertina romanzo "1984" in "Karma: The Dark World"



Copertina "1984"


            
                                                                                                                                       Valentina Agagliate

Musica rap: il genere più amato tra i giovani

Molte persone oggi ascoltano musica rap, uno dei generi più diffusi tra i giovani, ma non tutti conoscono le origini di questo genere musicale. Il rap è nato nei quartieri più difficili delle grandi città americane agli inizi degli anni ‘80, ed è stato fin dall’inizio uno strumento per raccontare pensieri, ingiustizie e disagi sociali. I primi artisti conquistarono il pubblico con testi crudi, diretti e provocatori che cantavano su un ritmo continuo (il cosiddetto beat). 

Da tempo ormai il rap si è diviso in rap commerciale e conscious hip hop. Il rap commerciale ha come scopo gli ascolti e la vendita di dischi alle masse, che sono per lo più composte da noi giovani. I testi commerciali sono molto semplici con ritornelli orecchiabili e spesso trattano temi come fama e ricchezza. Tutti conosciamo e ascoltiamo artisti come Fedez, Lil Wayne o Snoop Dogg che hanno iniziato la loro carriera basando i loro testi su delle tematiche sociali importanti, come la povertà e le difficoltà della vita di strada, ma che poi hanno prodotto puri testi commerciali che mirano agli ascolti senza mai più scrivere dei veri brani. Il rap conscious, invece, affronta temi come razzismo, disuguaglianze, problemi sociali e identità personale, cercando di far riflettere l’ascoltatore oltre che intrattenerlo. Alcuni artisti più famosi come Kendrick Lamar o J. Cole sono tra i pochi che continuano a conservare lo spirito originario di questo genere e lo esaltano nelle loro opere, senza farsi distrarre dalla fama.

Quindi, perché ascoltare del semplicissimo rap commerciale? Questo genere viene consumato alle feste, in palestra o mentre si scrollano i social, molti non si concentrano più di tanto sul testo perché usano questa musica per staccare la mente dal mondo che li circonda. Ascoltare conscious hip hop richiede invece un po’ di attenzione, perché ci aiuta a riflettere su argomenti delicati e in alcuni casi guida le persone verso delle risposte. 

Ritengo sia molto importante distinguere questi due "prodotti" e soprattutto inviterei chiunque ad ascoltare un qualsiasi testo che contenga un vero messaggio, perché potreste rifletterci e magari rivedervi nelle storie raccontate.

Carissimi lettori, vi lascio in allegato un link tramite cui potete ascoltare una delle canzoni di Kendrick Lamar, ''The blacker the berry'' uscita nel 2015. Il titolo è probabilmente ispirato ad un romanzo di Wallace Thruman che tratta il tema del razzismo, come il pezzo stesso.




                                                                                                                                Gaia Messina

venerdì 30 gennaio 2026

Questo ucciderà quello, il libro ucciderà l'edificio

Ad un certo punto di Notre-Dame de Paris (romanzo di Hugo ambientato nella Parigi basso-medioevale) troviamo scritta questa enigmatica frase. A pronunciarla è il cattivissimo Don Claude, arcidiacono della maestosa Notre-Dame. Durante una discussione col medico personale di Luigi XI, Don Claude sentenzia ciò, guardando prima un libro stampato e poi la sua bella cattedrale (e lasciando attonito l'interlocutore). 

Hugo ci dà due possibili interpretazioni alla strana esclamazione del malinconico antagonista: la prima è quella più banale, e si riferisce al terrore del sacerdozio davanti all'innovazione della stampa. In poche parole la frase si traduce con “l'intelligenza umana soppianterà la fede, la stampa ucciderà la chiesa”. La seconda interpretazione che ci viene fornita è quella più complessa, e su cui si sofferma Hugo.

La tesi è che una nuova forma di espressione da quel momento avrebbe sorretto il pensiero umano, dunque “un'arte ne detronizzerà un'altra, la stampa distruggerà l'architettura”.

Quando il bagaglio umano divenne troppo pesante per essere trasmesso solo tramite la volatile parola, questo si trascrisse in monumento. Dapprima vi fu un alfabeto, che spuntò similmente in varie zone civilizzate, dove le lettere corrispondevano a pietre erette. Poi furono parole, quando varie pietre vennero sovrapposte, e se ne ha un esempio nel dolmen o nel tumulo etrusco. Poi nacquero frasi, tra le quali il Karnac di Luxor. Vennero infine i libri. “Il pilastro che è una lettera, l'arcata che è una sillaba, la piramide che è una parola, mossi da una legge che è insieme geometrica e poetica, si raggruppavano, si combinavano, si fondevano”. Ecco che sorsero il Ramseion egizio e il Tempio di Salomone.

Grazie a questi libri di pietra scopriamo una ciclicità nel pensiero umano: ogni civiltà comincia con la teocrazia e finisce con la democrazia.

All'inizio del Medioevo il cupo stile romanico rappresentava un inno al dogmatismo e all'autorità del prete, senza spazio per l'uomo. Poi il movimento popolare delle crociate portò un respiro di libertà in Europa, facendo fiorire la signoria sotto il sacerdozio. L'emblema di questa guadagnata libertà fu l'ogiva. La cattedrale scivolò dalle mani del prete a quelle dell'artista, dunque del popolo.

Col pretesto di creare monumenti a Dio il popolo creò dell'arte per rappresentare sé stesso, e in maniera mutabile, senza essere intimorito dal progresso, ma anzi facendosene carico.

E l'architettura era l'arte principale, in quanto unica arte libera di esprimere i propri valori.



Portale della cattedrale di Bourges


Il fenomeno di un'architettura del popolo che succede a una di casta si riproduce svariate volte nella storia: dall'architettura indù a quella fenicia, dall'architettura egiziana a quella greca.

Nel quindicesimo secolo tutto cambia.

La parola non si trova più scritta unicamente in manoscritti, facilmente bruciabili, ora il pensiero è inafferrabile grazie alla stampa. Più durevole e resistente dell'architettura, e di più facile creazione. Sono sufficienti carta e inchiostro. Dal sedicesimo secolo la malattia dell'architettura è visibile. 

Ma come si spiega allora il Rinascimento? Un sole al tramonto che scambiamo per aurora. Un ammasso ibrido di frasi e parole precedenti, arrangiate in maniera geniale, nonché stupefacente.

Michelangelo percepiva l'architettura morire, così gli diede un'ultima originale espressione con San Pietro a Roma.  Da quel momento in poi si fanno copie su copie della San Pietro in tutta Europa.

E poi la forma architettonica si cancella per far risaltare quella geometrica. Perché gli artisti sono concentrati sulle altre arti, e l'architettura è stata lasciata in mano ai geometri. Che rendono gli edifici poliedri, non più rappresentazione di idee.

Ora mi sorge spontanea una riflessione. Se il libro ha ucciso l'edificio, qualcosa può uccidere il libro? O forse qualcosa ha già ucciso il libro? La musica, dallo scorso secolo, non è forse diventata lo strumento per la diffusione di idee più immediata, e con la maggiore visibilità?

    

                                                                                                                                                Filippo Porta

lunedì 28 aprile 2025

“SUL MARMO DI FAUSTINO NOVARA PARTIGIANO”







Baldichieri d’Asti                                                                                                 25 Aprile 2025


Portavi addosso solo qualche straccio

E le tue poche e fredde primavere;

Quando incontrasti il breve salto e il laccio,

Quando lasciasti noi contar le sere.


Faustìn, eri la nostra stessa terra

Con noi i medesimi inni alzavi al cielo,

Seppi le stesse vigne, e anche la guerra

Ma rimanesti solo a quel tuo gelo.


Nella stessa terra aspra ti nascosero,

Credendo di negarti il nostro pianto;

Neppur la croce lignëa ti posero

Per timor delle lire e il loro canto.


Non sanno le colline, il camposanto 

Pagano sotto l’Orsa e i sette Cervi,

Fratelli nostri e di noi tutti vanto.

Non sanno il sangue per non esser servi.


Faustìn fratello nostro, parla ai monti,

Alle radici: dove il ferro tace.

Ricorda il tuo guardo alto agli orizzonti

Rossi di sangue, dove anche il tuo giace.


“Pace” par dire il tuo volto ormai muto,

Dal marmo stanco delle notti vuote,

Posto là, dove un tempo sei caduto,

Dove il ricordo tuo ancora ci scuote.


Partigiano Faustìn, la terra nostra

Ci renderà un giorno le tue membra

E questa volta, ne faremo mostra

Come la lotta che già le rimembra.


APPESE PIU’ NON AVREMO LE CETRE

AL VENTO E ALLE FRONDE DEI SALICI.


[M.M.C]




La prima forma che questa introduzione desidera assumere ha una necessità quantomeno pratica: rendere nota la figura di Faustino Novara. Partigiano originario di Cisterna intercettato alla stazione di Baldichieri d’Asti, “Faustin” troverà la morte per impiccagione a 28 anni appena. La sua esecuzione, alla quale assistette l’intero paese (che scampò alle fiamme della rappresaglia nazifascista solo grazie all’intercessione del Vescovo Mons. Umberto Rossi), fu la risposta da parte delle forze occupanti tedesche alle numerose azioni partigiane che accendevano il territorio astigiano. Testimoniano ciò anche le modalità brutali con cui è avvenuto il tutto e il fatto che il corpo non conobbe la pace della terra, poiché rimase appeso come monito per gli altri patrioti partigiani, lungo la via maestra che segna questo piccolo paese, per almeno tre giorni. Proprio in quel nefasto luogo, sorge oggi un altro simbolo, un'effige che commemora e ricorda l’uomo e il motivo della sua lotta: un marmo che anche all’aria greve di un crocevia tra Torino e Asti testimonia silenzioso un ideale mai domo. 

E qui giunge il secondo motivo di questa introduzione, il secondo snodo, la “questione privata”. Si trova oggi di fronte alla lapide di “Faustìn”, una piccola libreria circolare, motivo di pellegrinaggio pagano per coloro che, come il sottoscritto, sono sempre tesi nella ricerca di testi che conobbero altre mani e altri tempi. Incalzato dai tramonti, da sempre mi capita di soffermarmi su quel marmo, sulle incisioni sommessamente tinte di vernice rossa e sul viso ormai disteso di Faustino. “E mi sorprendevo a misurarmi su di lui” perché, a ben vedere, le sue 28 primavere sono poche più delle mie, ed è la medesima la terra che condividiamo nelle ossa e sotto i piedi; ma le mie mani non conobbero quelle stesse responsabilità. Ignoro se questo sia considerabile un gesto di ricordo o più semplicemente un atto che ho sentito dovuto. Nell’unica modalità che ho saputo possibile, ho tentato di realizzare qualcosa che potesse accompagnare il marmo dove riposa la memoria del “nostro” Faustino. Non ho la pretesa di sostituirmi all'effige che per sempre, anche dopo la sua decaduta materica, conserverà il ricordo della lotta partigiana di questo nostro conterraneo, ma nutro la speranza di rinnovare e spandere come fossi una staffetta il suo messaggio. 

In ultima istanza sottolineo come le informazioni storiche a cui faccio riferimento sono tratte dal testo: “Baldichieri e il suo passato” F. Robino, 2017, edito grazie all'impegno del Comune di Baldichieri e del Comitato Palio di Baldichieri . Si tratta di un’opera  preziosa per il mantenimento della memoria storica e della conservazione di questo “mito genuino”, perché la potenza più grande che può assumere Faustino sta tutta nel rapporto che ognuno di noi costruirà con il suo Ideale. 

Con sobrietà, a te Faustino.





Michele Maria Carelli






martedì 11 marzo 2025

I PENSIERI di una RIVOLUZIONARIA: INTERVISTA ad EMMA BONINO

Donna politica italiana. Membro del Partito radicale dal 1975, più volte deputato al Parlamento europeo e commissario europeo, è stata nell’ultimo quarantennio un’importante attivista in varie campagne civili e umanitarie. Emma Bonino è stata due volte ministro, senatrice e vicepresidente del Senato dal 2008 al 2013. È stata ministro degli Esteri del governo Letta. Nel 2015 le hanno conferito il titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. __________________________________________________________Sviluppando ricerche sulla pena di morte, le dittature e la censura, quattro studenti della 1ªA del nostro Liceo hanno contattato l’on. Emma Bonino per proporle una intervista su questi importanti temi. Emma Bonino ha accettato di buon grado e ha risposto ai sei quesiti qui riportati: 

D. Onorevole Emma Bonino come si è avvicinata al tema della pena di morte? 

E.B. «Il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito, voluto da Marco Pannella, si è sin dalla sua nascita occupato dell'abolizione della pena di morte. Fino alla costituzione, nel 1993, tra quella che venne definita “galassia radicale”, dell'Associazione Nessuno Tocchi Caino, che per suo stesso statuto si è sempre dedicata a questa tematica. Fino ad arrivare, dopo 13 anni di battaglie cocciute, determinate e difficili, fatte anche di tante sconfitte, a una conquista tutta radicale - quando ero Ministro del Commercio internazionale e delle Politiche europee - concretizzata con l’approvazione della risoluzione per la moratoria della pena di morte da parte del Terzo Comitato dell'Assemblea Onu. Era il novembre 2007 e all'Italia veniva consegnato anche il merito di essere il paese della moratoria della pena di morte.» 

D. Intravede in futuro la possibilità di un'abolizione universale della pena di morte? 

E.B. «Non facciamo i marziani! Certamente sarebbe auspicabile che la pena di morte fosse abolita in tutto il mondo, partendo proprio dalla moratoria di cui parlavo, ma non ci sono i presupposti tali per cui possa realizzarsi un'abolizione totale ovunque, almeno non nel prossimo futuro.» 

D. Restando su questo tema cosa cambierebbe presupponendo che lei avesse il potere di farlo? 

E.B. «Avere il potere? Ammesso che possa esistere un potere che possa essere tale da decidere per tutto il globo, il che mi fa accapponare la pelle al solo pensiero, vorrei che venisse applicata ovunque la moratoria e che le esecuzioni capitali non venissero più comminate.» 

D. Passando al tema della censura, quanto è importante la libertà di espressione, anche tra le diverse classi sociali di una nazione?

E.B. «E' sacrosanta. La libertà di espressione, la libertà di associazione, di stampa, credo, orientamento sessuale, ecc.. Io sono convinta che occorrano delle regole per tutti ma che poi sulle scelte di vita, financo sul come morire, debba essere l'individuo a scegliere. Fino a quando in questo Paese vigerà la convinzione che se alcune cose non vanno a genio alla classe politica di maggioranza non si possono fare, di fatto verrà sempre più minata la libertà di scelta individuale. Sembrava fossero stati fatti molti passi avanti negli anni Settanta e Ottanta con il divorzio, l'aborto, l'obiezione di coscienza, la riforma del codice di famiglia, con l'abolizione del delitto d'onore. Ora mi sembra si sia tornati indietro: basti pensare alle sterili polemiche sulla libertà di poter scegliere se abortire, la GPA (o maternità surrogata) e tutto quello che questo Governo sta mettendo in piedi in termini di limitazione della libertà individuale.» 

D. On. Bonino, non possiamo non chiederLe il suo personale parere riguardo alla questione palestinese, o meglio la sua posizione sulla guerra in corso in Medio Oriente.
 
 E.B. «L'attacco terroristico di Hamas oramai più di un anno fa a Israele   ovviamente è da condannare. D'altro canto, prima ancora che arrivasse   una condannadell'allora Segretario Generale delle Nazioni Unite, mi ero  subito espressa ammonendo sulla sproporzione della reazione di   Netanyahu nella Striscia di Gaza. Ora siamo alla follia, non solo con   l'attacco al Libano, ma financo alle basi Unifil. Serve ancora ogni sforzo  diplomatico e serve riconoscere che, specie da chi si definisce democrazia come Israele, la violazione dei Trattati internazionali e dei diritti umani è da condannare, lo dico da sincera amica di Israele.» 

D. Per concludere, tornando al tema delle battaglie sociali che Lei combatte in prima linea, c’è ancora molto da lavorare sulla questione del totale controllo delle libertà delle donne da parte degli uomini che è ancora presente in certi stati. 

E.B. «Ripeto. Stiamo tornando indietro. Prima della pandemia l'ONU diceva che si sarebbe raggiunta la piena parità di genere a livello mondiale entro il 2050. Subito dopo, con quanto accaduto in Afghanistan, Iran, guerra in Ucraina, ora nella Striscia di Gaza, la stima è che ci vorranno ancora 300 anni. Questo perché la democrazia e i diritti non sono dati una volta per tutte. E' come andare in bicicletta. O pedali oppure cadi. Ecco, i diritti e la democrazia, anche se imperfetta, vanno tutelati, fatti crescere e sospinti sempre.» 

 Noi studenti ringraziamo ancora una volta l’on. Emma Bonino per la sua gentilezza, disponibilità e sincerità nel rispondere alle domande che abbiamo formulato. Sfortunatamente, dopo la nostra intervista, Emma Bonino è entrata in terapia intensiva a causa di problemi respiratori. Lieti di aver appreso la recentissima notizia delle dimissioni ospedaliere le auguriamo pronta guarigione e una campagna referendaria di successo. 

Liceo Scientifico F. Vercelli, Asti, 4/11/2024 Berruti Michele (1ª A) Bonavita Alice (1ª A) Platone Gaia (1ª A) Sacco Francesco (1ª A)

venerdì 13 dicembre 2024

Riflessioni a partire dalla lettura del romanzo “Tutto chiede salvezza” di Daniele Mencarelli.



Quella che segue è una riflessione da individuare nel contesto della lettura del libro consigliato durante l'attività del Bookclub, ovvero “Tutto chiede salvezza” di Mencarelli. Un romanzo che indaga i temi della malattia mentale, del disagio che ne consegue e il rispettivo rapporto con il mondo esterno. Tra le tematiche che però hanno suscitato in modo più intenso il mio interesse, stimolato dall'ambiente del bookclub, è l’inadeguatezza. Entrare in contatto con un testo contemporaneo, al quale non sono abituato prettamente per la mia sensibilità, è stato costruttivo, per permettermi di riconoscere anche in opere non ancora “storicizzate” quegli elementi comuni e costanti incastonati nell’ambiente culturale odierno. Fatte queste doverose premesse, ecco il mio modesto tentativo di tracciare una continuità attingendo al mio ridotto bagaglio personale, sperando di non esprimere qualcosa di superfluo, ma con il sincero intento di esporre un tentativo di "filogenesi che ripercorre l’ontogenesi”.

A migliaia si ergono idoli e altari per giustificare un comune sentire e per illuderci di poter applicare in qualche misura una forza subordinante all’Essere.  

Avere invece la sensibilità di percepire quella sterminata sfilza di effigi e vitelli d’oro e templi e comun sangue e storie-di-martiri pagani e non, come estranea al proprio sentire; è accompagnata da un sentimento che gela il sangue e fa tremare i polsi. 
La manifestazione di ciò è l’inadeguatezza, da intendersi nel senso più profondo del termine, una condizione a priori che non può essere riscattata, e che possiede intrinsecamente infinite e illimitate sfaccettature.
Lo era, il sentire di Agostino nella Malora, quando nel vedere i ragazzi di città, invidiava le loro scarpe, i loro pantaloni lunghi e odiava quegli zoccoli che lo facevano suonare come una mucca al pascolo. Si sentiva disumanizzato. 
Lo sentiva Pin, adulto tra i bambini e bambino tra gli adulti. Entrambi trovarono un rifugio sicuro in una dimensione alta, altra, il loro “sentiero dei nidi di ragno”.
Raggiungendo così la consapevolezza che un sentimento del genere non può che avere una declinazione positiva, tutto questo dolore non può, non è e non sarà vano. E fornisce quel processo di autodeterminazione che fa scrivere a quell’uomo che fu Anguilla (ennesimo Pin, ennesimo Agostino): “Ho cercato me stesso. Non si cerca che questo.”

                                                                                                                          Carelli Michele Maria, V A

martedì 3 dicembre 2024

Social & Fake News

Cosa sono i social?   

Siti Web e applicazioni che si concentrano sulla comunicazione e si basano sui concetti di comunità, interazione, condivisione e collaborazione.





Come li utilizziamo?

I social sono usati per il business, la comunicazione, il lavoro (es. Linkedin). Sono anche però utilizzati per raccogliere informazioni.

Il 64% della Generazione Z usa Tik Tok contro il 49% dei Millenials.

Con il progresso della tecnologia, usiamo i social sempre di più.

Presentiamo un nuovo studio di Edu Birdie: sono stati intervistati 2.000 giovani negli Stati Uniti a cui è stato chiesto se hanno votato alle ultime elezioni e se sono stati influenzati dai social.




COVID

Dal 2019 al 2020 c'è stato un aumento del 10,5% dell'uso dei social media, un numero che è continuato a crescere ogni mese. Il motivo principale di tale incremento riguardava l'utilizzo per il lavoro, la scuola e connettersi con gli amici e la famiglia.






LE FAKE NEWS

Le fake news sono notizie false che creano scalpore e che si condividono attraverso i social o i siti di giornalismo non attendibili. Vengono create da persone che non hanno competenze specifiche ma che ci lavorano solo per ottenere profitto economico. Lo fanno anche prendendo in giro gli utenti che cercano delle informazioni. Spesso danno per scontato che tutto quello che leggono sia vero, e quindi condividono senza una giusta analisi delle fonti incoraggiando questo approccio sbagliato. Gli argomenti più presenti nelle fake news riguardano la politica, l'economia e la medicina, ma anche la vita privata delle celebrità.




COME RICONOSCERE UNA FAKE NEWS

Per riconoscere una fake news da una notizia vera bisogna analizzare attentamente la notizia seguendo questi punti:

- Cercare informazioni dell'argomenti su fonti attendibili
- Capire se l'autore ha un profilo fake o un profilo attendibile 
- Controllare il titolo, date, citazioni di fonti da cui arrivano le informazioni e capire se ci sono, sono realistiche e ben specificate 
- Verificare se le immagini sono state ritoccate, prese da altri siti e spacciate per proprie, o non inerenti all'argomento analizzato.





GLI INTERVENTI LEGISLATIVI PER COTRASTARE LA DIFFUSIONE DELLE NOTIZIE FALSE

In alcuni stati sono state ratificate delle leggi per eliminare o diminuire drasticamente la diffusione delle fake news.

In Italia la Polizia Postale è impegnata ogni giorno a contrastare tale fenomeno. Chi crea notizie false può essere punito dalla legge con una multa o con l'arresto fino a tre mesi se la notizia costituisce un pericolo per l'ordine pubblico e l'incolumità delle persone.





I PRO DEI SOCIAL

1. Libera condivisione (piattaforme...)
2. Gruppi sui social
3. Ritrovare contatti con parenti, amici...
3. L'interculturalità digitale 
5. Business
6. Nuovi lavori digitali




I CONTRO DEI SOCIAL

1. Tutela della privacy        
2. Dipendenza dai social    ⟶    COVID
3. L'uso eccessivo dei social
4. Sintomi psicofisici 
5. Cyberbullismo (Sextortion, revenge porn, grooming, haters)
6. Uso improprio dei social




L'INTERVISTA 

Abbiamo intervistato Orio Navarra, proprietario di due aziende tecnologiche che forniscono servizi.

Come gruppo abbiamo fatto otto domande (due a testa). Gli abbiamo chiesto alcuni chiarimenti in merito al rapporto fra social e fake news.


DOMANDE















GRAZIE DELLA LETTURA!!!
Post creato dalle alunne della 1A Kristina Metani, Alexa Bol, Martina Leva, Nicoletta Reggio










sabato 2 novembre 2024




La "scatola" si stringe attorno alla comunità valenciana per l'immensa tragedia che l'ha colpita in questi giorni. Poco più di un mese fa, durante il viaggio d'istruzione delle classi quinte, alcune e alcuni di noi hanno potuto ammirare la bellezza di luoghi carichi di storia ed apprezzare l'ospitalità del suo popolo.

José Saramago - Cecità

                     Cosa succede quando una società smette di raccontare bugie a sé stessa?   José Saramago ha provato a rispondere a quest...