La scatola di Schrödinger
Strumento attivo di contagio culturale - Blog del Liceo Scientifico "Francesco Vercelli" di Asti
martedì 10 febbraio 2026
LETTERA AL BULLO
lunedì 9 febbraio 2026
LETTERA ALLA VITTIMA
Spostati, devo passare.
Non hai ancora capito che mi devi rispettare?
Io su di te ho pieno potere,
quindi alzati e fammi sedere!
Pensa che sfigato,
ogni volta che arrivo sei terrorizzato.
Mi fai pena, ma vorrei raderti al suolo,
perché ormai il bullo é diventato il mio ruolo.
Ti faccio piangere, mi dispiace,
ma in me ogni emozione tace.
Provo felicità nel rovinarti la vita,
ma una parte di me si sente tradita.
Tu non lo sai, ma ora mi confesso:
anche io ero insicuro di me stesso.
Ero brutto e mi prendevano in giro,
ora ho la mia rivincita e un po' mi ammiro.
Mi vergogno di quello che faccio,
ogni giorno riduco qualcuno uno straccio.
Perché non ti ribelli?
Alzati, picchiami, tirami i capelli!
Perché non reagisci,
che ti importa se per una volta mi ferisci?
I miei genitori ancora non lo sanno
che per molti rappresento un danno.
Nessuno mi ha mai considerato,
i miei amici neanche sanno quando sono nato.
Nei tuoi occhi mi rivedo,
allora sono pronto, cedo?
Provo a cambiare, ti giuro,
ma di accettarmi non te lo assicuro.
Sarà difficile, me lo sento,
ma non voglio più essere causa del tuo lamento.
Oggi, più che mai,
mi piace l'idea di cambiare, sai?
Ma per uscire dalla mia bolla blu,
ho bisogno che ci sia tu.
Alice Cutaia & Ilaria Sardi III B
lunedì 2 febbraio 2026
José Saramago - Cecità
Cosa succede quando una società smette di raccontare bugie a sé stessa?
José Saramago ha provato a rispondere a questo interrogativo con un enorme lavoro di introspezione dell’animo umano, culminato con la pubblicazione di una delle sue opere più importanti: Cecità.
Un’intera popolazione sta divenendo cieca, cieca di una cecità diversa dalla solita perchè bianca, ma mentre questa epidemia dilagante affligge chiunque, una donna continua a vedere.
L’elemento caratterizzante dell’opera è proprio questo: lo studio della realtà, filtrata dagli occhi dell’unica superstite, che si trasforma ben presto in un ritratto tremendamente crudo e allo stesso tempo realistico di quello che succede quando a dominare è l’istinto primordiale dell’uomo. Privati della vista, gli uomini si spogliano anche dei loro costumi, della vergogna e di quelle maschere utili in una società governata dalla razionalità e non dalla natura, lasciando che sia l’orrore a prendere il sopravvento. Quando le persone capiscono di non essere viste e tantomeno protette, fuoriesce il loro vero carattere e danno spettacolo delle peggiori brutalità di cui sono capaci, dallo stupro alla carneficina. Chi è già aggressivo o cinico trova spazio e sostituisce la legge con la forza fisica; la dignità si consuma fino a far sentire le persone come degli esseri inanimati; il linguaggio stesso si limita a comandi o richieste e crolla quella collettività rassicurante per far spazio al disperato bisogno di sopravvivenza di ognuno. Una dinamica arcaica, eppure molto simile a quella delle società moderne quando entrano in crisi, con le stesse logiche di esclusione, sfruttamento e indifferenza che regolano il nostro mondo. La morale, senza uno sguardo autentico sull’altro, è solo una convenzione sociale pronta a dissolversi.
E in tutto questo l’unica persona che è in grado di vedere quel declino è una donna completamente sola che si porta addosso il peso invisibile della responsabilità e che, nonostante tutte quelle atrocità, sceglie di guardare fino in fondo, di provare pena e di aiutare quel mondo disorientato che si sta disfacendo da solo. Vedere non significa poter cambiare le cose, ma solo assistere alla verità. Il suo sguardo infatti è per lei una condanna: è obbligata a vedere, e deve comunque continuare a vivere dentro tutto questo. È il perfetto ritratto di una coscienza lucida in una società che preferisce non sapere.
Ciò che si evince è che la cecità non crea il male, gli permette semplicemente di mostrarsi senza freni per la prima volta.
Non diventiamo disumani perché ciechi: diventiamo ciechi perché siamo già disumani, ma non vogliamo ammetterlo.
Lisa Scassa, III B
La Trilogia di "Crysis Remastered"
Introduzione
I giochi sono disponibili per le seguenti piattaforme: PC, PlayStation 4 e 5, Xbox, Nintendo Switch.
Trama di "Crysis 1 Remastered"
Trama di "Crysis 2 Remastered"
Trama di "Crysis 3 Remastered"
Recensione Personale
Crysis Remastered ambientazione e combattimenti (video prodotto personalmente, Nintendo Switch)
"Karma: The Dark World" e il romanzo "1984"
Trama
Il gioco è disponibile per le seguenti piattaforme: PC, PlayStation 5, Xbox.
Recensione Personale
Relazione con il romanzo "1984" di George Orwell
Musica rap: il genere più amato tra i giovani
Molte persone oggi ascoltano musica rap, uno dei generi più diffusi tra i giovani, ma non tutti conoscono le origini di questo genere musicale. Il rap è nato nei quartieri più difficili delle grandi città americane agli inizi degli anni ‘80, ed è stato fin dall’inizio uno strumento per raccontare pensieri, ingiustizie e disagi sociali. I primi artisti conquistarono il pubblico con testi crudi, diretti e provocatori che cantavano su un ritmo continuo (il cosiddetto beat).
Da tempo ormai il rap si è diviso in rap commerciale e conscious hip hop. Il rap commerciale ha come scopo gli ascolti e la vendita di dischi alle masse, che sono per lo più composte da noi giovani. I testi commerciali sono molto semplici con ritornelli orecchiabili e spesso trattano temi come fama e ricchezza. Tutti conosciamo e ascoltiamo artisti come Fedez, Lil Wayne o Snoop Dogg che hanno iniziato la loro carriera basando i loro testi su delle tematiche sociali importanti, come la povertà e le difficoltà della vita di strada, ma che poi hanno prodotto puri testi commerciali che mirano agli ascolti senza mai più scrivere dei veri brani. Il rap conscious, invece, affronta temi come razzismo, disuguaglianze, problemi sociali e identità personale, cercando di far riflettere l’ascoltatore oltre che intrattenerlo. Alcuni artisti più famosi come Kendrick Lamar o J. Cole sono tra i pochi che continuano a conservare lo spirito originario di questo genere e lo esaltano nelle loro opere, senza farsi distrarre dalla fama.
Quindi, perché ascoltare del semplicissimo rap commerciale? Questo genere viene consumato alle feste, in palestra o mentre si scrollano i social, molti non si concentrano più di tanto sul testo perché usano questa musica per staccare la mente dal mondo che li circonda. Ascoltare conscious hip hop richiede invece un po’ di attenzione, perché ci aiuta a riflettere su argomenti delicati e in alcuni casi guida le persone verso delle risposte.
Ritengo sia molto importante distinguere questi due "prodotti" e soprattutto inviterei chiunque ad ascoltare un qualsiasi testo che contenga un vero messaggio, perché potreste rifletterci e magari rivedervi nelle storie raccontate.
Carissimi lettori, vi lascio in allegato un link tramite cui potete ascoltare una delle canzoni di Kendrick Lamar, ''The blacker the berry'' uscita nel 2015. Il titolo è probabilmente ispirato ad un romanzo di Wallace Thruman che tratta il tema del razzismo, come il pezzo stesso.
venerdì 30 gennaio 2026
Questo ucciderà quello, il libro ucciderà l'edificio
Ad un certo punto di Notre-Dame de Paris (romanzo di Hugo ambientato nella Parigi basso-medioevale) troviamo scritta questa enigmatica frase. A pronunciarla è il cattivissimo Don Claude, arcidiacono della maestosa Notre-Dame. Durante una discussione col medico personale di Luigi XI, Don Claude sentenzia ciò, guardando prima un libro stampato e poi la sua bella cattedrale (e lasciando attonito l'interlocutore).
Hugo ci dà due possibili interpretazioni alla strana esclamazione del malinconico antagonista: la prima è quella più banale, e si riferisce al terrore del sacerdozio davanti all'innovazione della stampa. In poche parole la frase si traduce con “l'intelligenza umana soppianterà la fede, la stampa ucciderà la chiesa”. La seconda interpretazione che ci viene fornita è quella più complessa, e su cui si sofferma Hugo.
La tesi è che una nuova forma di espressione da quel momento avrebbe sorretto il pensiero umano, dunque “un'arte ne detronizzerà un'altra, la stampa distruggerà l'architettura”.
Quando il bagaglio umano divenne troppo pesante per essere trasmesso solo tramite la volatile parola, questo si trascrisse in monumento. Dapprima vi fu un alfabeto, che spuntò similmente in varie zone civilizzate, dove le lettere corrispondevano a pietre erette. Poi furono parole, quando varie pietre vennero sovrapposte, e se ne ha un esempio nel dolmen o nel tumulo etrusco. Poi nacquero frasi, tra le quali il Karnac di Luxor. Vennero infine i libri. “Il pilastro che è una lettera, l'arcata che è una sillaba, la piramide che è una parola, mossi da una legge che è insieme geometrica e poetica, si raggruppavano, si combinavano, si fondevano”. Ecco che sorsero il Ramseion egizio e il Tempio di Salomone.
Grazie a questi libri di pietra scopriamo una ciclicità nel pensiero umano: ogni civiltà comincia con la teocrazia e finisce con la democrazia.
All'inizio del Medioevo il cupo stile romanico rappresentava un inno al dogmatismo e all'autorità del prete, senza spazio per l'uomo. Poi il movimento popolare delle crociate portò un respiro di libertà in Europa, facendo fiorire la signoria sotto il sacerdozio. L'emblema di questa guadagnata libertà fu l'ogiva. La cattedrale scivolò dalle mani del prete a quelle dell'artista, dunque del popolo.
Col pretesto di creare monumenti a Dio il popolo creò dell'arte per rappresentare sé stesso, e in maniera mutabile, senza essere intimorito dal progresso, ma anzi facendosene carico.
E l'architettura era l'arte principale, in quanto unica arte libera di esprimere i propri valori.
![]() |
Portale della cattedrale di Bourges |
Il fenomeno di un'architettura del popolo che succede a una di casta si riproduce svariate volte nella storia: dall'architettura indù a quella fenicia, dall'architettura egiziana a quella greca.
Nel quindicesimo secolo tutto cambia.
La parola non si trova più scritta unicamente in manoscritti, facilmente bruciabili, ora il pensiero è inafferrabile grazie alla stampa. Più durevole e resistente dell'architettura, e di più facile creazione. Sono sufficienti carta e inchiostro. Dal sedicesimo secolo la malattia dell'architettura è visibile.
Ma come si spiega allora il Rinascimento? Un sole al tramonto che scambiamo per aurora. Un ammasso ibrido di frasi e parole precedenti, arrangiate in maniera geniale, nonché stupefacente.
Michelangelo percepiva l'architettura morire, così gli diede un'ultima originale espressione con San Pietro a Roma. Da quel momento in poi si fanno copie su copie della San Pietro in tutta Europa.
E poi la forma architettonica si cancella per far risaltare quella geometrica. Perché gli artisti sono concentrati sulle altre arti, e l'architettura è stata lasciata in mano ai geometri. Che rendono gli edifici poliedri, non più rappresentazione di idee.
Ora mi sorge spontanea una riflessione. Se il libro ha ucciso l'edificio, qualcosa può uccidere il libro? O forse qualcosa ha già ucciso il libro? La musica, dallo scorso secolo, non è forse diventata lo strumento per la diffusione di idee più immediata, e con la maggiore visibilità?
lunedì 28 aprile 2025
“SUL MARMO DI FAUSTINO NOVARA PARTIGIANO”
Baldichieri d’Asti 25 Aprile 2025
Portavi addosso solo qualche straccio
E le tue poche e fredde primavere;
Quando incontrasti il breve salto e il laccio,
Quando lasciasti noi contar le sere.
Faustìn, eri la nostra stessa terra
Con noi i medesimi inni alzavi al cielo,
Seppi le stesse vigne, e anche la guerra
Ma rimanesti solo a quel tuo gelo.
Nella stessa terra aspra ti nascosero,
Credendo di negarti il nostro pianto;
Neppur la croce lignëa ti posero
Per timor delle lire e il loro canto.
Non sanno le colline, il camposanto
Pagano sotto l’Orsa e i sette Cervi,
Fratelli nostri e di noi tutti vanto.
Non sanno il sangue per non esser servi.
Faustìn fratello nostro, parla ai monti,
Alle radici: dove il ferro tace.
Ricorda il tuo guardo alto agli orizzonti
Rossi di sangue, dove anche il tuo giace.
“Pace” par dire il tuo volto ormai muto,
Dal marmo stanco delle notti vuote,
Posto là, dove un tempo sei caduto,
Dove il ricordo tuo ancora ci scuote.
Partigiano Faustìn, la terra nostra
Ci renderà un giorno le tue membra
E questa volta, ne faremo mostra
Come la lotta che già le rimembra.
APPESE PIU’ NON AVREMO LE CETRE
AL VENTO E ALLE FRONDE DEI SALICI.
[M.M.C]
La prima forma che questa introduzione desidera assumere ha una necessità quantomeno pratica: rendere nota la figura di Faustino Novara. Partigiano originario di Cisterna intercettato alla stazione di Baldichieri d’Asti, “Faustin” troverà la morte per impiccagione a 28 anni appena. La sua esecuzione, alla quale assistette l’intero paese (che scampò alle fiamme della rappresaglia nazifascista solo grazie all’intercessione del Vescovo Mons. Umberto Rossi), fu la risposta da parte delle forze occupanti tedesche alle numerose azioni partigiane che accendevano il territorio astigiano. Testimoniano ciò anche le modalità brutali con cui è avvenuto il tutto e il fatto che il corpo non conobbe la pace della terra, poiché rimase appeso come monito per gli altri patrioti partigiani, lungo la via maestra che segna questo piccolo paese, per almeno tre giorni. Proprio in quel nefasto luogo, sorge oggi un altro simbolo, un'effige che commemora e ricorda l’uomo e il motivo della sua lotta: un marmo che anche all’aria greve di un crocevia tra Torino e Asti testimonia silenzioso un ideale mai domo.
E qui giunge il secondo motivo di questa introduzione, il secondo snodo, la “questione privata”. Si trova oggi di fronte alla lapide di “Faustìn”, una piccola libreria circolare, motivo di pellegrinaggio pagano per coloro che, come il sottoscritto, sono sempre tesi nella ricerca di testi che conobbero altre mani e altri tempi. Incalzato dai tramonti, da sempre mi capita di soffermarmi su quel marmo, sulle incisioni sommessamente tinte di vernice rossa e sul viso ormai disteso di Faustino. “E mi sorprendevo a misurarmi su di lui” perché, a ben vedere, le sue 28 primavere sono poche più delle mie, ed è la medesima la terra che condividiamo nelle ossa e sotto i piedi; ma le mie mani non conobbero quelle stesse responsabilità. Ignoro se questo sia considerabile un gesto di ricordo o più semplicemente un atto che ho sentito dovuto. Nell’unica modalità che ho saputo possibile, ho tentato di realizzare qualcosa che potesse accompagnare il marmo dove riposa la memoria del “nostro” Faustino. Non ho la pretesa di sostituirmi all'effige che per sempre, anche dopo la sua decaduta materica, conserverà il ricordo della lotta partigiana di questo nostro conterraneo, ma nutro la speranza di rinnovare e spandere come fossi una staffetta il suo messaggio.
In ultima istanza sottolineo come le informazioni storiche a cui faccio riferimento sono tratte dal testo: “Baldichieri e il suo passato” F. Robino, 2017, edito grazie all'impegno del Comune di Baldichieri e del Comitato Palio di Baldichieri . Si tratta di un’opera preziosa per il mantenimento della memoria storica e della conservazione di questo “mito genuino”, perché la potenza più grande che può assumere Faustino sta tutta nel rapporto che ognuno di noi costruirà con il suo Ideale.
Con sobrietà, a te Faustino.
Michele Maria Carelli
martedì 11 marzo 2025
I PENSIERI di una RIVOLUZIONARIA: INTERVISTA ad EMMA BONINO
venerdì 13 dicembre 2024
Riflessioni a partire dalla lettura del romanzo “Tutto chiede salvezza” di Daniele Mencarelli.
LETTERA AL BULLO
Ascoltaci ti prego, non farti travolgere dal tuo ego; io non ho paura della tua parte oscura, perché tu sei più di quello che dimostri, dei ...
-
Nelle opere di Luigi Pirandello, scrittore italiano, è possibile cogliere delle differenze tra la vita e tutte le maschere che, volontaria...
-
“Uno, nessuno e centomila”, l’ultimo romanzo di Luigi Pirandello, è uscito nel 1925 in forma di romanzo d’appendice mentre nel 1926...









